Maria Giuseppina Grasso Cannizzo

Maria Giuseppina Grasso Cannizzo

Maria Giuseppina Grasso Cannizzo

Nasce il Sicilia e, nel 1974 si laurea in Architettura presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza”. Dopo aver conseguito la laurea, con una tesi in restauro dei monumenti, dal 1974 al 1980 intraprende l’attività di docente presso il corso di restauro dei monumenti alla  Facoltà di Architettura di Roma. Terminata l’esperienza come docente universitario, si trasferisce, nel 1980, a Torino dove si impegna in una collaborazione  per la  Fiat Engineering, e lavora al progetto per la ricostruzione dei centri storici della Basilicata.

Si trasferisce successivamente in Sicilia dove vive e lavora dal 1986. Molti i riconoscimenti e le segnalazioni ottenuti durante la sua attività, tra i quali si ricordano: segnalazione  per il Mies van der Rohe Award ed il premio Medaglia d’oro per l’Architettura Italiana, nel 2003;  risale al 2004 la sua partecipazione alla Mostra Metamorph, IX Mostra  Internazionale di Architettura Biennale di Venezia ottenendo la quarta menzione d’onore al Concurso de Arquitectura Machu Picchu 2004 Lodge in Cusco; Vince, nel 2005, uno dei due Riba Awards/EU, nella sezione commerciale ed entra a far parte della long list per lo Stirling Prize 2005 e per lo Stephen Lawrence Prize 2005. Nel 2006 ottiene, grazie ad un suo progetto, di entrare a far parte dei  finalisti del premio Medaglia d’oro per l’Architettura Italiana. Vince, nel 2009, il premio G.B.Vaccarini.

Nell’anno accademico 2009-2010, ha insegnato:  Arredamento ed Architettura degli  Interni presso la Facoltà di Architettura di Palermo e, presso la Facoltà di Architettura di Siracusa, Composizione Architettonica ed Urbana. Il 20 ottobre  2011  riceve, presso l’auditorium dell'Accademia di Belle Arti di Macerata, il Premio Svoboda per il talento artistico e creativo.

A Maria Giuseppina Grasso Cannizzo viene riconosciuto il premio Svoboda al talento artistico e creativo.
Architetto di talento, professionalmente integro nelle scelte ispirate a una convivenza tra il nuovo e l’antico, 
all’ascolto del contesto senza concessioni mimetiche, all’attenzione privilegiata verso l’arte contemporanea 
e alle sue possibili ramificazioni negli ambienti del quotidiano
Foto di Giordano Emiliozzi


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